
Capitolo Quattordici/1. Fichte.
Introduzione. Libert nella razionalit per il progresso.

La vita del filosofo J. G. Fichte  stata condizionata da una
serie di episodi, che vale la pena di riportare. Primo di otto
figli di una famiglia di modeste condizioni economiche, educato
molto religiosamente, egli era ancora un ragazzo e abitava a
Rammenau, cittadina dell'Alta Alsazia, quando fece il primo
incontro importante della sua vita. Vi era nella sua citt un
predicatore cos famoso che venivano ad ascoltarlo anche da paesi
vicini. Un giorno il barone di Miltitz, che era venuto ad
ascoltare il sermone del predicatore, arriv in ritardo.
Amareggiato stava tornando indietro quando gli fu riferito che il
giovane Fichte sarebbe stato in grado di riferirgli il sermone nei
minimi particolari. Il barone fece chiamare il ragazzo, lo ascolt
e, impressionato dalla sua intelligenza, decise di mantenerlo agli
studi. E la sua decisione fu rispettata anche dai suoi successori.
Cos Fichte arriv fino a frequentare le prestigiose universit di
Jena e di Lipsia, approfondendo soprattutto studi di teologia.
Egli sembrava destinato a fare il predicatore, a cui era anche
molto portato, ma si sentiva attratto da temi razionalistici,
mentre intendeva il cristianesimo come un problema del cuore. Per
questo Fichte prese la decisione di abbandonare la carriera del
predicatore e per vivere si mise a fare il precettore con scarsa
fortuna e molta miseria. Era ormai alla disperazione e alla fame,
quando gli capit un altro incontro decisivo per il suo futuro,
quello con Kant. Non solo l'incontro and bene, ma Fichte divent
improvvisamente famoso per la questione dell'equivoco in cui i
lettori di Kant erano caduti attribuendo al maestro di Knigsberg
la sua opera Critica di ogni rivelazione (confronta Quaderno
secondo/8, Capitolo Tredici, Introduzione a Kant). Chiarito
l'equivoco, tutte le porte gli si spalancarono. La fama gli
consent nell'arco di pochi mesi di ottenere una cattedra
all'universit di Jena e di coronare il suo sogno d'amore.
La passione per la libert, che tanto gli aveva fatto amare il
pensiero kantiano, lo rese un tenace simpatizzante per la
Rivoluzione Francese, il grande avvenimento storico dell'epoca.
L'opera dal titolo Contributi per rettificare i giudizi del
pubblico sulla Rivoluzione Francese usc ugualmente anonima.
Quando alla fine se ne conobbe l'autore, Fichte acquist la fama
di "filosofo giacobino" in un ambiente in cui gli entusiasmi per
la rivoluzione si erano per ormai del tutto spenti dopo le
notizie sul terrore e l'inizio della guerra rivoluzionaria. Egli
vedeva nella Rivoluzione Francese un fatto spirituale prima che
politico ed era convinto che la strada intrapresa dai
rivoluzionari fosse quella stessa gi indicata da Cristo e da
Lutero, sacri geni della libert e a cui tende l'umanit intera:
infrangere le catene che opprimono l'uomo. Egli gi immaginava un
tale grado di libert per tutti gli uomini che la stessa forma-
Stato, con i suoi sistemi di controllo e di repressione, non
sarebbe stata pi necessaria. Le idee "sovversive" di Fichte
arrivavano ad invitare ogni cittadino a rompere "il contratto
sociale" con lo Stato, ogni volta che questo non avesse garantito
la sua libert, come appunto avevano fatto i rivoluzionari di
Francia.
Nei pochi mesi che vanno dalla nomina all'insediamento nella
cattedra di Jena egli elabor il suo nuovo ed originale sistema
filosofico. La prima esposizione scritta del suo pensiero usc nel
1794 come appunti per gli studenti con il titolo Fondamenti della
vera dottrina della scienza.
La sua brillante carriera di professore universitario fu per
interrotta da una clamorosa polemica, a cui prese parte e che 
passata alla storia con il nome di Atheismusstreit (polemica
sull'ateismo). Quando un suo allievo, Carl Forberg, fu accusato di
ateismo, Fichte si fece coinvolgere nel dibattito, si schier
decisamente al suo fianco e and tanto avanti nella polemica da
scrivere un Appello al pubblico contro l'accusa di ateismo. In
sostanza le accuse che venivano rivolte al suo insegnamento erano
queste: nel suo sistema filosofico era negata la trascendenza di
Dio e al suo posto era affermato un Io puro, che veniva a
coincidere con l'azione dell'Umanit nella storia. Inoltre gli
veniva osservato che, se  il pensiero ad imporre le sue leggi
alla realt, esso acquista caratteri divini, assume le
caratteristiche di un Dio immanentizzato. Infine nella concezione
fichtiana della storia vi era l'idea di una creazione continua e
che di questa azione creativa gli uomini erano i protagonisti, il
vero ed unico soggetto della storia. Essendo poi il senso del
processo storico gi chiaro e stabilito, non era lasciato spazio
all'uomo come individuo, alla sua personalit e alla sua libert.
Fichte non si era reso conto che egli era rimasto un tipico
intellettuale dell' Aufklrung tedesco, mentre il clima culturale
in Germania stava cambiando. Inoltre i toni accesi da lui usati,
il fatto che avesse cercato di coinvolgere i colleghi in un fronte
unico contro le ingerenze esterne e che infine fosse arrivato ad
appellarsi all'opinione pubblica (in sostanza agli studenti) non
piacquero alle autorit di Weimar, da cui l'universit dipendeva.
Cos, anche su suggerimento di Goethe,  Fichte fu licenziato
(1799). Egli si allontan da Jena e, recatosi a Berlino, venne in
contatto con i circoli romantici della citt.
Fichte in vero non era mai stato ateo ed il suo atteggiamento
verso la religione era stato fino ad allora quello di un tipico
illuminista tedesco. Lo scontro sulla questione dell'ateismo
favor comunque un approfondimento da parte sua dei rapporti fra
il suo sistema filosofico ed il cristianesimo. Fichte pose al
centro della sua riflessione il Prologo del Vangelo di Giovanni,
che considerava l'unico passo del Nuovo Testamento, compresa anche
la dottrina di Paolo, in cui fosse prevalente non l'aspetto
morale, ma quello teoretico, cio l'esigenza di dare una
giustificazione razionale alla dottrina. Egli considerava il logos
giovanneo come la sintesi della stessa dottrina predicata da
Cristo e lo confront con il suo sistema filosofico, scoprendovi
straordinarie consonanze. Fichte giunse a ritenere che la sua
filosofia fosse la chiarificazione razionale della dottrina di
Giovanni su Ges Cristo e quindi che fosse in totale armonia con
il cristianesimo. In realt il suo sistema filosofico risult
profondamente modificato da queste riflessioni in quanto la sua
ricerca dell'assoluto trov insoddisfacenti le spiegazioni addotte
fino ad allora (l'Io puro e l'Umanit) e si spost verso soluzioni
di tipo teologico.
In questo periodo Fichte approfond anche le sue riflessioni sul
senso della storia ed elabor una concezione progressista di essa,
fondata sull'idea che l'umanit abbia il compito di giungere ad
organizzare tutti i suoi rapporti sulla libert e sulla
razionalit. Ad elementi propri della tradizione illuminista, egli
venne ad affiancare temi propriamente romantici (la centralit
dello spirito, la polemica contro il materialismo, l'importanza
della nazione, della tradizione, del popolo). Cos quando la
Prussia e con essa tutta la Germania fu umiliata dalle armate di
Napoleone (Quarta Coalizione con le battaglie di Jena e Auerstdt
del 1806 e con la pace di Tilsit del 1807), mentre le cattedrali
medioevali che ricordavano ai tedeschi la loro gloriosa storia
passata erano trasformate dal vincitore in stalle per i cavalli,
Fichte reag esponendosi personalmente. Egli ritenne che fosse
giunto il momento di mettere in pratica le sue idee sul compito
dell'intellettuale, gi esposte nell'opera La missione del dotto,
e volle incitare il popolo tedesco, umiliato ed oppresso, alla
riscossa. Spinto da questi ideali Fichte tenne nella Berlino,
occupata dall'esercito francese, una serie di quattordici
conferenze. Iniziate nel dicembre del 1807 e proseguite l'anno
seguente, esse furono subito pubblicate con il titolo Discorsi
alla nazione germanica e rappresentarono per la cultura tedesca
uno dei pi importanti fattori per il superamento
dell'esterofilismo filofrancese e per la maturazione di una
coscienza patriottica e nazionale.
Tornato al centro dell'attenzione, Fichte s'impegn
nell'organizzazione dell'universit di Berlino, fondata nel 1810,
di cui fu rettore fino al 1812, ma da cui dovette andarsene per
contrasti con i colleghi causati dal suo rigido senso morale. Egli
mor nel 1814, l'anno della battaglia di Lipsia (la "battaglia
delle Nazioni"), che vide il tramonto definitivo della stella
napoleonica. In quell'occasione si svilupp a Berlino un'epidemia
di tifo e la moglie di Fichte, che era accorsa a curare i soldati
ammalati, contrasse il virus, che poi trasmise al marito. Ella
sopravvisse, ma per il filosofo il contagio fu fatale.
